






In occasione del workshop “How photobooks shape documentary practice”, organizzato in collaborazione con DOOR, JEST è lieto di presentare al pubblico il lavoro di Max Pinckers in un’installazione temporanea tratta dal progetto Two Kinds of Memory and Memory Itself.
Inserendosi in un filone di indagine già presente in altri lavori del talentuoso fotografo belga, il progetto rivela e indaga i cliché che l’Occidente ha costruito nel tempo intorno al Giappone e alla “giapponesità”.
Trovando sempre un sapiente ed ambiguo equilibrio tra documentazione e finzione, tra realtà e immaginazione, Pinckers ci mostra quello che noi occidentali ci aspettiamo di vedere, mettendo in scena un immaginario che si rifà in gran parte a immagini create da stranieri (come nel caso della citazione di A Sudden Gust of Wind (after Hokusai) di Jeff Wall).
Come lui stesso scrive, la finzione spesso ci insegna sulla realtà molto di più della realtà stessa.
Questa riflessione concettuale sul mezzo fotografico, sui linguaggi della comunicazione visiva e sul confine tra realtà e finzione si inserisce a pieno titolo nel dibattito attualissimo – trasversale a diversi ambiti, dall’arte contemporanea al giornalismo, passando per i social network – su dove si trovi e se esista questo confine.
Nonostante la giovane età (è nato nel 1988), Max Pinckers è oggi uno dei più interessanti e promettenti autori nel panorama fotografico mondiale.
Nomenee per l'agenzia Magnum, la sua notorietà si è diffusa grazie alla pubblicazione di progetti in forma di libri autoprodotti: Lotus (2011), The Fourth Wall (2012) e Will They Sing Like Raindrops or Leave Me Thirsty (2014). Tutti i suoi lavori sfidano il limite e la distinzione tra fotografia documentaria e fotografia concettuale, trovando un'equilibrio che gli permette di raccontare storie con una prorompente forza contenutistica ed estetica.
Il lavoro del giovane belga, attualmente dottore di ricerca presso La Royal Academy of Fine Arts (KASK) di Ghent, è stato esibito in musei ed istituzioni in tutto il mondo, tra cui il MOCAK in Polonia (2016), il Philadelphia Museum of Art negli Stati Uniti (2015) e il Centre for Fine Arts - Bozar a Bruxelles (2015).
Ha ricevuto l'Edward Steichen Award (2015) e il City of Levallois Photography Award (2013).
Nel 2015 ha fondato la casa editrice indipendente Lyre Press.


