










Yulia Krivich, giovane fotografa ucraina, entra in contatto con una banda di hooligan di estrema destra del suo paese. Colpita dalla loro comunicazione social, decide di seguirli nella vita reale. Daring&Youth si appropria del linguaggio con cui essi si raccontano, creando un cortocircuito cognitivo che fa riflettere su come le immagini che consumiamo e produciamo per i social media stiano diventano parte fondamentale della maniera in cui interagiamo con il mondo.
Gli scatti mettono in scena una quotidianità all’apparenza famigliare ma abitata da dettagli che aprono uno squarcio su una realtà violenta e totalmente estranea. È così che in uno scatto di Yulia, così come in un post dei ragazzi stessi, i colori delicati e l’atmosfera sospesa distraggono dalla pistola che sporge dai pantaloni di un ragazzo o da una svastica tatuata.
La rivoluzione di cui parla Krivich è una rivoluzione che si svolge sullo schermo luminoso dei nostri smartphone e nella nostra mente, influenzando il nostro modo di guardare le cose, di rielaborare le informazioni e di pensare a noi stessi.
La mostra è curata da Kublaiklan.
Ci vogliono 13 millesimi di secondo perché la mente catturi un’immagine.
In questo minimo lasso di tempo, essa viene selezionata e analizzata nella sua totalità, al contrario di quanto avviene per il testo scritto, che richiede una decodifica progressiva per essere compreso. Di fronte a un’immagine il cervello corre velocissimo, e così anche il feed Instagram che scrolliamo distrattamente alla fermata dell’autobus.
Nel 1978, Dorothea Lange scrisse “the camera is an instrument that teaches people to see without a camera”, evidenziando il ruolo centrale delle immagini, e quindi della fotografia, nell’educare e plasmare lo sguardo. Quarant’anni dopo, la camera di cui parlava la fotografa statunitense è di uso universale e diffuso, integrata nello smartphone che teniamo nel palmo della mano. Oltre a nuove modalità di fruizione, lo smartphone e i social media hanno contribuito a diffondere un’estetica riconoscibile, fatta di filtri e patine applicate alle immagini e, in un certo modo, anche alla vita stessa.
È questo il punto di partenza di Daring&Youth di Yulia Krivich, giovane fotografa che entra in contatto con una banda di hooligan ucraini di estrema destra (da cui il nome del progetto) tramite Igor, diventato un’icona di Euromaidan in seguito a una fotografia che lo ritrae scagliare una catena contro le forze dell’ordine. Il ragazzo è vestito di nero e indossa un passamontagna, l’unico elemento riconoscibile sono un paio di scarpe firmate; da quel momento, diventa per tutti “New Balance boy”.
Krivich lo cerca sui social media e rimane profondamente colpita da come lui e altri militanti del suo gruppo si raccontino su Instagram. Si approccia a loro nella vita reale, una vita fatta di marce politiche, esercitazioni militari e feste; comincia a ritrarli, appropriandosi del linguaggio e dell’estetica che loro stessi usano sui social. Nel contesto ucraino di crisi e conflitto, questo si traduce nella rappresentazione di una quotidianità all’apparenza famigliare, ma abitata da gesti e dettagli che aprono uno squarcio su una realtà estranea e violenta. È così che, in una fotografia di Krivich così come in uno scatto postato su Instagram da Igor e gli altri, i colori piacevoli e l’atmosfera sospesa distraggono da una pistola che sporge dai pantaloni di un ragazzo, o da una svastica tatuata sul braccio di un altro.
Il risultato è un cortocircuito cognitivo, una serie che pare di fruizione rapida ma che crea una sorta di vertigine, in quanto pone molte domande. Una su tutte, come il confine tra realtà e rappresentazione stia sfumando, in quest’epoca di iper-rappresentazione, dove le immagini consumate e prodotte per i social media diventano parte integrante della maniera in cui interagiamo con il mondo.
La rivoluzione che racconta Yulia Krivich si svolge sullo schermo luminoso degli smartphone e soprattutto dentro la mente, nel modo di guardare le cose, di percepire le informazioni e di rielaborarle. Krivich ritrae un cambiamento radicale nel modo di rappresentare la propria vita e di pensare a se stessi, reali e virtuali.
(Testo di Kublaiklan)
La mostra è costruita su due livelli: uno fisico, le fotografie appese alle pareti, e uno virtuale, contenuti multimediali fruibili dal proprio smartphone.
Per accedere alla parte virtuale:
1. Entra su Facebook e vai sulla pagina “kublaiklan”
2. Clicca su “invia un messaggio” e scrivi o clicca su “Inizia” per iniziare la conversazione
3. Scrivi uno degli #hashtag che trovi in mostra e premi invio
Ci sono 4 #hashtag, che attivano 4 percorsi differenti. Non perderne neanche uno.
Ucraina di nascita, Yulia Krivich vive a Varsavia. Si è laureata presso la facoltà di Architettura di Dnipro e presso l’accademia di belle arti di Varsavia. I suoi lavori sono stati esposti in gallerie e festival come Contemporary Museum Wroclaw, Pinchuk Art Centre e Warsaw Photo Days; nel 2018 è stata invitata a partecipare a Plat(t)form, l’evento dedicato ai fotografi emergenti di Fotomuseum Winterthur. Krivich esplora le diverse sfaccettature del processo di costruzione dell’identità, con una curiosità particolare per la nuova generazione di cittadini est europei di cui fa parte. Il suo lavoro combina fotografia documentaria con creazione, personale con politico.
Kublaiklan è un collettivo che lavora con il linguaggio visuale e fotografico realizzando progetti curatoriali, educativi e di comunicazione. Nato nel 2017, è a cura di Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Laura Girasole, Aleksander Masseroli Mazurkiewicz e Marco Spinoni.
INFO
EXPOSED Torino Photo Festival
Inaugurazione giovedì 9 aprile: ore 15:00 – 20:00
Venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 aprile: ore 15:00 – 20:00
Fino al 2 giugno 2026: aperto su appuntamento (info@jestfotografia.net)
Domenica 12 aprile, a partire dalle 17:30: visita guidata con l’artista per gli ospiti e il pubblico del festival, che si concluderà con un momento conviviale presso la Caffetteria degli Artisti.
Venerdì 10, dalle 20 alle 24, in occasione di Esterno Notte, evento cittadino di proiezioni diffuse in strade, cortili e facciate, la mostra resterà visibile dall’esterno dello spazio.







