

Ogni donna eredita due cromosomi X di cui uno può essere paterno.
Alba Zari utilizza la fotografia come metodo d’indagine visiva per scrivere appunti di autoanalisi e per cercare il padre che non ha mai conosciuto, la Y mancante.
Zari interpreta il fotografico come poetica della sua ricerca. Documenta con rigore scientifico e in tempo reale attraverso specifici linguaggi fotografici.
Di suo padre ha pochi indizi: il nome, la nazionalità irachena e il lavoro per Emirates Airlines. Cresciuta a Bangkok, scopre venticinquenne di non essere di sangue thailandese come il fratello. Studia con metodo fisiognomico il proprio album di famiglia per individuare quei tratti che non appartengono al codice genetico materno e che per esclusione potrebbero essere tracce del padre. Si sottopone al test del DNA per conoscere le sue origini. Raccoglie ogni atto ufficiale e apprende di un padre anagrafico americano che contatta e raggiunge.
Alba usa la macchina fotografica come protezione, quando affronta le Y della propria vita, e la cronofotografia come esperienza catartica, quando fotografa guardando negli occhi i padri. Infine punta l’obiettivo su di sé per ricostruire, dai lineamenti del proprio volto, l’avatar in 3d del padre. Riesce ora a immaginarsi il padre, decide di farlo vivere online e di ricercarlo con l’identificazione visiva dei social.
Alba adopera il medium fotografico come indagine analitica e come linguaggio artistico con cui supera la mancanza della Y e ne accetta l’assenza.
Francesca Seravalle
Alba Zari (1987) nasce in Thailandia dove vive fino all’età di 8 anni. In Italia abita prima a Trieste, poi a Bologna dove si laurea al DAMS in cinematografia per poi specializzarsi in fotografia e visual design alla NABA di Milano, proseguendo gli studi in fotografia documentaria all’International Center of Photography di New York. Attualmente vive a Londra. L’esperienza di viaggiatrice influenza e si riflette nella sua pratica fotografica, volta ad indagare temi di contenuto sociale, come le ricerche visive sui centri d’igiene mentale dopo la legge Basaglia, i disordini alimentari diffusi nella società americana, cui affianca progetti su scene di vita quotidiana nei paesaggi urbani. Collabora stabilmente con brand di moda e testate giornalistiche.